lunedì 22 settembre 2008

Questo posto chiude

Questo posto chiude, finalmente.
L'ho già annunciato tre volte e poi... la legge dell'ottava.
Comunque ho deciso che da Sabato lo tolgo definitivamente dal web.
Il tempo di ripescare qualcosa che mi serve. Il tempo di un addio.

E' nato tutto come un esperimento comunicativo.
E davvero per chi l'ha letto nel 2007 questo posto era un bivacco senza paragoni.
Una vera zona rarefatta. Ancora, rileggendo, trovo spunti di sperimentalismo estremo.
Ovviamente, tradotto in parole povere, cagate intellettuali.
E' diventato un diario, un posto dove mi sono sfogato anche troppe volte, quando nessuno mi ascoltava. E' stata una bacheca interessante. Ha perso gran parte del suo senso.

Qui è nato un amore, è morto e adesso viene sepolto con cura.
Qui è nato un caso letterario, anche se nessuno lo sa.
Qui si è dibattuto di Dio, della scienza e del misticismo autentico.
Qui c'è un pezzo della mia giovinezza, il passaggio all'età tremenda che alcuni chiamano 'adulta'.
Lettera per lettera, mi si può leggere ancora, e ricompormi giorno per giorno.
Fino a Sabato.

Grazie a tutti quelli che hanno letto. Grazie a quelli che hanno commentato.
Grazie ad Arkadji, Lorenzo e Marina, che per un pò ci hanno scritto.
Grazie a chi mi ha offerto buone possibilità, leggendomi qui.
Grazie a questo spazio, insomma. Alla sua aria rarefatta.

martedì 16 settembre 2008

Disobbedienza

Se c'è una cosa che non mi va di soffrire, sono i figli che vanno d'accordo con i genitori.
Perché credo nell'evoluzione, tutto qui. Evoluzione consapevole.
Rispetto, stima, affetto, ma niente obbedienza, e resistenza passiva ad ogni ordine.
Un ometto magro e nudo ci insegnò la perfetta tecnica dell'ahimsa.
Mettiamola in pratica, se ne abbiamo il coraggio.

Ricordiamoci che un giorno fummo cristiani.
"Non vengo per portare la pace, ma la guerra nelle famiglie..." (V.s.Matteo)

Ricordiamoci che un giorno...
Ogni volta che mi connetto piango come un bambino.
Soffro come un cane, giorno e notte. Come un fottuto cane.
Maledetto dalla mia complicata arte di vivere contro vento.
Senza posti per nascondermi.
Senza amici e senza speranze.
Solo.

P.S. Avevo scritto una cosa sul ruolo del portiere, metafora esatta della vita, ma me la tengo per me. Tanto questo blog non lo ha mai letto nessuno.

mercoledì 3 settembre 2008

Dormivamo senza paura

Più non s'incateneranno i miei occhi nei tuoi occhi,
più non s'addolcirà vicino a te il mio dolore.
Ma dove andrò porterò il tuo sguardo
e dove camminerai porterai il mio dolore.
Fui tuo, fosti mia. Che più? Insieme facemmo
un angolo nella strada dove l'amore passò.
[P.Neruda]

Chi ama, torna sempre indietro.
[
Guillaume Musso
]

Post coito est tristitia (bum bum)

Fa capolino da una nube, stanotte. La luna dolce e silenziosa degli innamorati.Le luci della città inebriano i passanti. Accecano i turisti e perdonano i barboni, ancora una volta.
C'è la carne, dove sono le mie mani. La carne soffice e calda che non domanda. Queste labbra e questi occhi, che sussultano di desiderio.


Le pieghe aspre e forti dei miei palmi s'insinueranno sul tuo corpo, saliranno in un brivido, lungo i fianchi. Ti bacerò sul collo. La curva misteriosa della tua bocca vibrerà di passione. Questo seno bianco e morbido sarà la fine di ogni frase che comincia qui. Tra la vita e la morte. Dove non c'è spazio per imbrogliare. Dove solo le mie mani sanno quello ch'è giusto, e la tua pelle.


Per le strade di Roma l'amore è solo una favola, stanotte. Una favola finita male. Eppure quest'uomo non sa distinguere nulla. E il sesso senza amore è una bottiglia vuota. Che ti spacca la testa.


Un urlo squarcia le tenebre e il piacere trionfa sulla morte. Qui s'incontrano i desideri segreti e le paure nascoste. Qui il tuo corpo è sincero e la tua anima s'annulla. Qui, in quest'atto. Che colma le intenzioni e rompe gli argini del sogno. Sotto questo cielo livido, che la luna non vedrà mai.


Sulle piazze di Roma l'amore è una ferita, stanotte. Una ferita ricucita male, che sanguina dagli occhi. C'è la mia anima, dove sono le mie mani. Queste labbra e questi occhi, che si spengono alla vita. Post coito est tristitia. La bottiglia è vuota, e tu non ci sei. Stanotte, con chi stai?


Pasta all'olio

Pasta all'olio. Quanta bellezza e quanta umanità in quella pentola che trabocca.

La poesia è uno sguardo diverso. Sulle cose del mondo.
Così quella piccola bimba che cucina è uno spettacolo divino.
La bellezza è cattiva, disse un grand'uomo.
La bellezza è triste, tragicamente triste, dico io.
La vita è un tugurio. Non merita tanta grazia.
E nemmeno io, ho mai meritato nulla.

Pasta all'olio. Quanti ricordi, quanta poesia in quella pentola che trabocca.
In quel sorriso da compagna, d'amica, da moglie.
La bellezza che tradisce, la bellezza che fugge. La vita.
Questo rimorso inutile, e sbagliato.
(Chè Dio, la ferma voce dell'anima, mi ha detto una cosa, con chiarezza inconfondibile. E come non credergli... Tornerà.)

Non morirà

Tardo agosto. Nove del mattino.


Una luna stanca e trasparente è sopravvissuta alla notte, e resiste alle lusinghe del sole. Non morirà, oggi.


Un pescatore con i remi in spalla torna a casa, ha risalito la corrente stanotte. Ha tolto un'acciuga dalla bocca dello squalo. Sua moglie lo aspetta con il piatto in mano, e il cuore in pena. Non morirà, oggi.


Una donna buona sta imparando l'italiano, va a buttar la spazzatura e sogna il suo paese lontano. Da bambina ebbe il desiderio di scappare. E la vita gli è scappata dalle mani. Il suo profilo sfida la brezza frizzante del mattino. Non morirà, oggi.


Mio nonno sul muro di casa riposa senza voglia. Trascina a stento il peso dei suoi anni, resiste addirittura al vecchio vizio di raccontare storie. Di ripassare la sua vita. I suoi occhi da leone sbiadito consumano le ultime fiammate di luce. Non morirà, oggi.


Un libro che finisce male. Che mi ricorda un'estate lontana, e tante parole. Un libro che ha un significato speciale, come tutte le cose che non valgono niente. Siede sul mio letto, da quando qualcuno l'ha riportato là, col suo sorriso e i suoi capelli neri. Non morirà, oggi.


Questo cuore, che sta respirando piano.


[Lontano un bambino è morto, e sua madre ha pianto. Una ragazza sta tremando per il suo amore. Lontano la vita è un brivido, e la morte soltanto un'ombra. Lontano.]


E tu, nel tuo letto morbido di sogni, stai volando tra i ricordi. A cancellare questa notte, a tagliarle la gola con precisione clinica. Il tempo accarezza il tuo cuore piccolo e sincero, e tutto passa. Anche quest'amore, nero come i tuoi occhi e tormentato come questa notte. Non morirà, oggi.


Dario parte

I bambini mi voglio bene come a un compagno di giochi. Tra le grida delle nostre mamme siamo complici di un crimine che si commette da sé, tra le pieghe dell'infanzia. Sfidiamo la vita con raffiche di risate e stupidi segreti. Gettiamo i nostri corpi nella mischia incandescente del divertimento, della corsa senza pensieri. Siamo un pallone che rotola, un aquilone nel vento.

Chiudere il libro e ritornare bambini. Mi mancherà di nuovo. Giochi improvvisati alla luce di una candela, messinscene clownesche e consigli su come tenere la posizione, quando giochi in porta. Tutto questo mi mancherà. Di nuovo. Un bimbo simpatico e paffuto mi ricorda sua madre, ch'è scomparsa. “Dario parte.” Con la stessa voce triste con cui mi disse un giorno: “Mia mamma è morta.” Con la leggerezza felice di chi non ha paura della vita mai, mai. Mai.
Dario parte. Non che questo cambi le cose. Continuerete a giocare e a divertirvi senza di me, e tra qualche mese vi sarete scordati che esisto. Questo mi commuove. La capacità di annullare il ricordo, la candida dimenticanza dei bambini. Ogni volta la prima volta.

Dario parte. Torna nel mondo terribile dei grandi. Dove non è facile dimenticarti dei momenti belli e delle persone che ti hanno cambiato la vita. Dove nessuno capisce le cose semplici e tutti cercano di spiegarne qualcuna complicata. E quando vuoi dimostrare quanto vuoi bene a una persona, fai i salti mortali, diventi un eroe. Senza sapere che basta un sorriso, una carezza, uno sguardo sincero. L'aria triste e leggera con cui questo bimbo sussurra :“Dario parte.”

domenica 31 agosto 2008

Quanta tenerezza...

“Ogni qualvolta vedo un uomo che sbaglia, mi dico che ho sbagliato anch'io; quando vedo un uomo lussurioso, mi dico che anch'io lo sono stato un tempo; e in questo modo mi sento imparentato con ogni essere terreno e mi rendo conto che non posso essere felice senza che siano felici anche i più umili di noi...” M.K.Gandhi

Quanta tenerezza mi fa quell'uomo. Il ricordo della sua voce solennemente triste nel dirmi: “Sei un menzognero!”. Voce di chi conosce l'errore e le sue forme, l'onestà e i guai che comporta. Voce di chi si fa beffare dalla vita, credendo in valori stupidi e popolari che, sa bene, non portano da nessuna parte. Voce di chi è stato illuso dal suo tempo e dalla sua gente, ha combattuto per niente e adesso teme di aver sbagliato. Voce di chi affronta il dubbio con certezze che sa di non avere. Voce semplice, umile, leale, sincera. Voce di piccolo uomo. Di fratello.
Quanta tenerezza in questo ricordo limpido. Nel suo sguardo rassegnato, pronto a trasformarsi in un sussulto d'orgoglio e fermezza, furbizia e superiorità, presunzione. Sguardo di chi si aggrappa al niente. E parole vuote, buttate come macigni, parole di chi sa che sta macinando discorsi riciclati che non ha mai capito, perché non sono suoi. Parole piene di fede e di speranza. Parole attraversate dalla convinzione dell'errore profondo. Parole di chi ha paura di incartarsi di nuovo.

E quanta tenerezza mi fa mio nonno, adesso. Marinaio della vita, uomo senza macchia e senza paura, coraggioso fino all'inverosimile, eroe di mille traversate tra il dolore e la povertà, la guerra e la malattia, la politica e la fede. Uomo tutto d'un pezzo.
Adesso scrive parole sulla sabbia. Si lamenta e si dimentica di tutto. Dei suoi figli, dei suoi nipoti, dei suoi anni e delle sue scarpe. Borbotta e sparla, ride e canta, giudica con poca convinzione. Niente più storie, niente più dettagli, niente più amore e stima. Solitudine e tristezza traspare dai suoi occhi, rassegnazione al declino. E' così che forse andrà a finire per tutti? Soli in mezzo al mare della nostra vita, che ci apparirà vuota e senza senso?
Quanta tenerezza in quella camminata senza meta, in quel vizio antico di trascinare i piedi avanti, che ho pure io. In quel carattere scontroso ma sincero, furbo ma onesto, senza paure stupide che non servono.
Anche lui ha perso la sua battaglia con la vita. Le ha ceduto il passo proprio alla fine. I suoi occhi ne sono testimoni. Nell'inverno del cuore e della mente il corpo stanco è una trappola e l'anima vuol fuggire. Il peso della disillusione è troppo forte. Il peso dell'inutilità di tutto, tutto quello che si è fatto con passione e impegno. Tutto quello che si è perduto. Tutto. Quanta tenerezza...

In questa tenerezza, ch'è lo specchio della fratellanza di tutti gli uomini, rivedo me stesso.
Che troppo presto ho visto dietro lo specchio, che troppo in fretta sono chiamato a costruirmi di nuovo, prima che sia troppo tardi. Rivedo la mia delusione, il mio rimpianto, la mia fiducia crollata per un errore non perdonato. Rivedo la mia solitudine, quella di chi non vuole nessuno accanto e se lo trova vuole annullarsi in lui. La solitudine dei pazzi e degli ubriachi, dei vecchi che vanno a morire. Di mio nonno e di Tito. Di tutti quegli uomini che riempiono i buchi della vita con vittorie stupide e sconfitte decorose. Che si votano al Dio della Verità. Che si illudono attimo per attimo di essere qualcosa che non sono. E che lo sanno, o lo sospettano. Che finirà male. Tutto a puttane, come sempre. Ma menomale che c'è Dio...

Quanta tenerezza...

[Per sommi capi, un dialogo sui massimi sistemi]

«Dario, per la miseria! Facci un cazzo di discorso complicato così la chiudiamo in bellezza 'sta serata.»
«E' notte veramente.. e poi non mi sembra il caso a quest'ora...»
«Tanto sono tutti cotti...»
«Ok. Fammi una domanda e io sparo un po' di cazzate.»
«Qual è la verità?»
«Cazzo! Che minchia di domanda mi fai?»
«Difficile?»
(scherzando) «Non troppo direi...»
«Ah, mi sembrava...»(con tono minaccioso)
«La verità..beh penso che dovrei partire dall'universo..»
«Fai quello che cazzo ti pare. Tanto qui non ti caga nessuno...»
«Beh, io chiamo universo tutto quello che esiste. A me piace più 'mondo', sia perché ci sono cresciuto insieme – a 'Mondo' – sia perché il suono è più cattivo; rende meglio l'idea insomma. -
(silenzio di tomba) – Comunque, il mondo è una trama. Una rete, come quelle di mio nonno. Con maglie e nodi, niente di più. Questa rete appare ai nostri occhi strappata in più punti, con buchi giganteschi. Ora: la cosa strana del mondo è proprio questa: quelli non sono buchi. Infatti, se ci infili la mano, resti imbrigliato ugualmente. La soluzione è semplice: in quei punti il filo è talmente sottile che non lo si vede. Ci sono evidentemente fenomeni che non possiamo spiegare, eppure avvengono spontaneamente come tutti gli altri.»
«E quindi? Che ce ne facciamo di questa rete?»
«E' l'universo. La verità è tutta qui. Basta conoscere la rete, maglia per maglia. Studiarla e conoscerla.»
«E se fosse infinita?»
«La verità comprenderebbe questo: l'universo è infinito. Ma siamo molto lontani da una dimostrazione.»
«Come si farebbe a conoscere questa rete? Tentiamo un approccio diretto?»
«Si, la invitiamo a cena.»(con faccia estremamente seria)
«No, dico seriamente. Scienza o magia?»
«Questa è una questione interessante. Studiare la rete è una possibilità che l'uomo ha. Ma comprende innumerevoli aspetti. Innanzitutto ogni maglia deve essere scandagliata con precisione.
Questo è il compito degli scienziati. Fisici, chimici, biologi e meccanici fanno nodi su nodi, tentando di approssimare la rete con un modello. Costruiscono una 'rete sulla rete', cercando di farle combaciare esattamente. Il problema sta nei buchi.»
«In che senso?»
«Nel senso che non ci sono punti di riferimento, né sulla dimensione né sulla forma delle maglie.
Ogni tanto può capitare di trovare un nodo. Ma è davvero difficile se non si ha un filo sottile quanto quello della rete originale.»
«E come si fa?»
«Bisogna lavorare parallelamente sul filo. Studiare il filo della rete nei punti in cui lo si conosce e scoprire il tessuto dei fantomatici 'buchi', che poi buchi non sono.»
«E chi fa questo?»
«I mistici.»
«Ma i mistici cercano Dio. Cos'è Dio. Un buco? Il filo?»
«Dio è una parola. Puoi chiamare Dio qualsiasi cosa, qualsiasi buco oppure una maglia in particolare. Per te Dio può essere il creatore dell'universo, e quello è un 'buco'. Ma puoi chiamare Dio la verità, quindi la rete, il metodo per trovarla, ecc. Ciascun uomo ha un Dio. Non credo che esistano uomini senza Dio.»
«Gli atei?»
«Gli atei hanno a volte un Dio anche peggiore dei religiosi: il pensiero, la ragione, il denaro, la storia, ecc.. Gli atei sono frustrati o imbecilli, non vedono sé stessi nemmeno allo specchio. E dicono di non avere un Dio.»
«Magari non ci credono e basta. Ce l'hanno ma non ci credono. Nel senso che non si fidano al cento per cento.»
«Beh, quelli li chiamerei agnostici. E poi ci sono gli empi. Hai presente Sgalambro? 'Dio esiste e io lo odio; me ne vergogno. Il mio compito è vermificare Dio'.»
«Molto molto stuzzicante.»
«Una mente fuori dal comune.»
«E i geni?»
«Dovresti chiederlo a loro... io penso che abbiano ciascuno il proprio Dio. Alcuni si credono Dio essi stessi. Ma tutti lo facciamo, in determinati momenti.»
«Quando vinciamo lo Scudetto?»
«No, quando decidiamo di noi stessi, o crediamo di farlo. Nel momento della volontà. E pensandoci bene, anche quando creiamo qualcosa. In fondo è uguale. L'artista è un ponte fra la terra e il cielo.»
«Bella storia... e l'amore cos'è?»
«E' un buco. Per me è una cosa, per te un'altra. Io ne ho una visione scientifica: per me è energia pura, il tessuto dell'universo, insomma il filo. E poi tutto si può legare nella relatività ristretta che spiega la creazione con percentuali d'errore accettabili. Ma è solo un'approssimazione. E poi indimostrata.»
«Insomma una cazzata per farsi il figo...»
«Si, proprio così. Molto 'sghings'. Ahah.. E comunque le cazzate che ho sparato finora sono molto incomplete. Cioè partono dal presupposto che l'uomo possa dimostrare, conoscere, vedere, imparare. Insomma, prima bisogna trovare uomini, scienziati e mistici, che sappiano fare tutto questo. Io non ne vedo molti...»
«Ora basta però. Torna a pensare alla tua Tipi.»
«Meglio di no. Poi piango.»
«Dici? Stai cambiando, eh?»
«No, faccio finta. Quanto mi riesce difficile...»

Estate

Questo Ferragosto è ancora una cella sfarzosa. Una prigione stravagante di festini e latin lover.
Le ultime certezze sfumano nel lampo incandescente di un falò. Poche stelle imbarazzate si calano sul palcoscenico di una notte inebriante.

Ma non c'è posto per questo topo. Che rosicchia nell'ombra quel che resta della propria vita. Che spegne con le stampelle le ceneri delle ultime speranze estive.

Una luna carica di ricordi sorride, a occidente. Due amanti si baciano e le loro labbra incatenano il tempo in un brivido. La solitudine sigilla le coperte. Un qualche amico scalfisce il silenzio con una battuta sulla malasorte. Sei un disgraziato.

Niente legami. Niente pietà. Nessuna scommessa. Questo post è come la mia estate.

La ragazza indiana mi guarda con il terzo occhio in mano. E' cristiana e crede nell'amore.
Mi dice senza voce che il suo sposo l'aspetta. Piange lacrime invisibili, ma senza scampo.
Lacrime felici di chi ha sofferto. Lacrime cristiane.

Ed io sorrido, dall'altra parte. Un ghigno amaro riempie la stanza di malinconia.
Nessuno mi aspetta, stanotte. In questa calda e maledetta notte d'estate.
Sono solo e testardo come un tempo.
Sono un disgraziato che si crede Dio, per un momento.
Come ogni uomo venuto male. Come ogni animale.

15.08.08

giovedì 28 agosto 2008

Tibet

Cerco idioti o pazzi per un viaggio in Tibet. Secondo alcuni calcoli il periodo ideale sarebbe proprio questo: 2008-2010. Ma considerando che i calcoli sono i miei e io non mi fiderei per nulla, devo verificare. Comunque ho già un programma di preparazione e un piano di volo per Katmandhu, oltre che tutte le informazioni necessarie per entrare in Tibet in jeep o in carovana. Tra l'altro per risparmiare ho escogitato un trucco che prevede un volo MIlano - Delhi - Katmandu, invece del tradizionale volo con scalo a Dubai. Per qualsiasi informazione fatemi sapere. Ho bisogno di 3-4 adesioni per partire. E' un'avventura. Una cosa da pazzi.

Giudizi universali

Invito al viaggio [j'entend]

per chi viaggia in direzione ostinata e contraria

per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
La bellezza salverà il mondo.
Vuoi sapere cosa sto facendo in questo momento ?